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A 30 anni dall’esordio l’artista rompe gli schemi con un disco “atipico” tra sperimentazione e prog: 20 canzoni suonate a 432 Hz, memoria che riemerge e una nuova visione del presente tra fragilità, responsabilità e luce che nasce dall’oscurità
Era il 1996 e veniva pubblicato “Contro un’onda del mare”, il primo album di Max Gazzè che conteneva “L’eremita”. Oggi l’artista torna con “L’ornamento delle cose secondarie”, in uscita il prossimo 15 maggio per Columbia Records/Sony Music, in versione cd e doppio LP (pre-order https://Columbia.lnk.to/LODCS).
Il nuovo progetto, ideato dallo stesso artista, si presenta come un ritorno consapevole all’origine, ma senza nostalgia. Piuttosto, un movimento circolare: alcuni titoli riemergono, si trasformano, si interrogano di nuovo. È il caso proprio de “L’eremita – parte II” e “Sul filo – parte II”, che diventano oggi non citazioni, ma snodi di un discorso più ampio.
IL DISCO – Max Gazzè torna con un album che segna una deviazione netta rispetto alle forme più immediate del presente, e che si presenta fin da subito come un lavoro “diverso” per struttura e linguaggio. Un disco che guarda alla sperimentazione – per l’utilizzo di strumenti costruiti ad hoc – e ad una musica con sfumature prog, articolato in venti brani che non seguono una logica lineare ma un andamento più circolare e stratificato, dove memoria e presente si rincorrono continuamente.
Non si tratta di un ritorno celebrativo, ma di una ripresa del proprio percorso. Non è un caso che l’intero disco sia accordato a 432 Hz, scelta che lo allontana dallo standard contemporaneo dei 440 Hz e lo avvicina a una dimensione più organica, meditativa. Il suono si fa spazio e dentro quello spazio si muovono canzoni che sembrano provenire da una stagione più sperimentale, libera da forme rigide, dove la scrittura segue traiettorie asimettriche interiori.
Dentro questo ritorno vicino, per attitudine, proprio ai primi lavori, c’è anche una biografia che pesa come sottotesto: quella di un artista cresciuto tra Italia e estero, abituato fin da piccolo a osservare il mondo da prospettive mobili, non radicate in un solo luogo. Questa condizione attraversa il disco come sensibilità: uno sguardo che non si fissa mai del tutto, ma osserva, traduce, sposta.
Il tutto si innesta in un presente che entra costantemente nel lavoro: fragilità sociali, perdita di riferimenti etici, rapporto tra individuo e collettività, e una domanda continua su cosa significhi “tenere insieme” il mondo oggi.
LE CANZONI – L’apertura, “Il contadino magro”, è già una dichiarazione: la semina come gesto lento, la perdita delle illusioni come condizione necessaria per arrivare all’essenziale. È una figura interiore, quella del contadino, che accetta la fatica e la misura del tempo. Subito dopo, “L’eremita – parte II” torna come soglia: non fuga, ma sospensione, attesa di un segnale interiore prima dell’azione. È un disco che chiede tempo, che rifiuta l’immediatezza.
“Intermezzo bianco” e “Facce da vecchi” lavorano su questa stessa linea: il primo come spazio fragile tra due vite, il secondo come attraversamento delle età, dove il tempo non consuma ma deposita, stratifica. In “Amo” arriva invece una dichiarazione totale, quasi un manifesto: amare tutto, senza gerarchie, senza distinzione tra alto e basso. È un’apertura radicale al mondo.
La memoria personale entra in gioco con “Da piccolo”, racconto di una distanza che lascia tracce profonde, e con “Sorriso largo”, dove il legame tra generazioni diventa continuità invisibile. Ma anche qui, niente indulgenza: l’emozione è sempre filtrata, trattenuta, essenziale.
“Cherubini scalzi” sposta lo sguardo sulla città, su una spiritualità che si manifesta ai margini, nelle fragilità quotidiane. Mentre “La legge dell’etica” è il punto più esplicitamente civile del disco: un’affermazione netta, in un tempo in cui l’etica sembra spesso ridotta a opinione.
Da “Attriti” in poi il disco si fa ancora più interiore: alleggerirsi, lasciare spazio, non consumarsi nel proprio ardore. “La forma” cerca l’essere attraverso il corpo, “Il matrimonio di tua figlia” racconta il tempo che si spezza e la necessità del lasciare andare. In “Ali” il limite diventa possibilità: non basta volere, ma proprio nel limite si intravede il volo.
“Io, Giuda” è uno dei momenti più intensi: un monologo che scava nella colpa e nel rimorso, senza giudizio, senza assoluzioni facili. “Rumore” porta tutto dentro il caos contemporaneo: la preghiera diventa impossibile, e proprio in questa impossibilità trova una forma di verità.
“Sul filo – parte II” e “Fatto accaduto in estate” insistono sull’instabilità e sulla transitorietà: l’identità come equilibrio precario, il tempo che scivola via come sabbia. “Dio” non definisce, ma attraversa immagini, frammenti di esperienza del divino.
E poi “Terra madre”, che riprende e amplia un discorso già presente nel passato, trasformandolo in una denuncia chiara della mercificazione del mondo e in una chiamata alla responsabilità collettiva. È uno dei centri morali del disco.
A chiudere, “L’oscurità”: non negazione della luce, ma passaggio necessario. Ed è forse qui che si condensa il senso complessivo del lavoro: un attraversamento, più che una risposta.
INSTORE – In occasione dell’uscita de “L’ornamento delle cose secondarie”, Max Gazzè incontrerà il pubblico in una serie di appuntamenti instore nelle principali città italiane. Un’occasione speciale per presentare dal vivo il nuovo progetto, raccontarne la genesi e firmare le copie dell’album insieme ai fan. Questo il calendario degli incontri:
15 maggio ROMA – Feltrinelli via Appia Nuova 427, ore 18.30
16 maggio MILANO – Feltrinelli Piazza Piemonte 2, ore 17.30
19 maggio TORINO – Feltrinelli Piazza CLN, ore 18.00
21 maggio BOLOGNA – Feltrinelli Piazza di Porta Ravegnana 1, ore 18.00
IL TOUR – Max Gazzè torna live con un tour autunnale che ribadisce la sua attitudine a rompere gli schemi: oltre 40 date tra ottobre e dicembre, costruite attorno a un’idea precisa e tutt’altro che convenzionale, quella della “residenza” artistica. In ogni città il cantautore si fermerà infatti per tre sere consecutive – con l’unica eccezione della lunga chiusura romana – trasformando ogni tappa in un racconto in più capitoli, capace di evolvere sera dopo sera.
È proprio nella formula della residenza che si gioca il senso più profondo del progetto: non una replica, ma una permanenza. Un modo per abitare i palchi, lasciare spazio alla variazione e all’imprevisto. In linea con una carriera che ha sempre fatto del live un terreno di ricerca, anche questo tour si annuncia come un’esperienza in movimento, fedele allo spirito creativo di Max Gazzè.
Un format che segna un ulteriore passo nella sua storia live, da sempre caratterizzata da scelte originali, e che accompagna l’uscita del nuovo album “L’ornamento delle cose secondarie”. Il tour si apre il 10 ottobre al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto con una data zero, per poi entrare nel vivo con una lunga serie di residenze nei principali teatri italiani.
Tre concerti consecutivi a Mestre (14-16 ottobre, Teatro Toniolo), quindi Palermo (22-24 ottobre, Teatro al Massimo) e Napoli (26-28 ottobre, Teatro Bellini). A novembre il tour prosegue con le triple date di Bologna (5-7, Teatro Duse), Milano (9-11, Teatro Dal Verme), Genova (12-14, Verdi Teatro) e Firenze (16-18, Teatro Puccini).
Il viaggio continua ad Ascoli Piceno (19-21 novembre, Teatro Ventidio Basso) e Bari (23-25, Teatro Piccinni), prima di spostarsi a dicembre a Torino (2-4, Teatro Colosseo) e Trento (5-7, Teatro Sociale).
Finale in crescendo con Cagliari (21-23 dicembre, Teatro Massimo) e soprattutto con la lunga permanenza conclusiva a Roma, dove Gazzè sarà protagonista di cinque serate consecutive – dal 26 al 30 dicembre – all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.
Prevendite aperte su ticketone e in tutti i punti vendita abituali (https://www.otrlive.it/tour-dates/lornamento-delle-cose-secondarie-in-teatro/).
Di seguito il calendario de “L’ornamento delle cose secondarie In Teatro”, prodotto e organizzato da OTR live:
10 ottobre – SPOLETO (PG) – Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti *data zero*
14 ottobre – MESTRE (VE) – Teatro Toniolo
15 ottobre – MESTRE (VE) – Teatro Toniolo
16 ottobre – MESTRE (VE) – Teatro Toniolo
22 ottobre – PALERMO – Teatro al Massimo
23 ottobre – PALERMO – Teatro al Massimo
24 ottobre – PALERMO – Teatro al Massimo
26 ottobre – NAPOLI – Teatro Bellini
27 ottobre – NAPOLI – Teatro Bellini
28 ottobre – NAPOLI – Teatro Bellini
5 novembre – BOLOGNA – Teatro Duse
6 novembre – BOLOGNA – Teatro Duse
7 novembre – BOLOGNA – Teatro Duse
9 novembre – MILANO – Teatro Dal Verme
10 novembre – MILANO – Teatro Dal Verme
11 novembre – MILANO – Teatro Dal Verme
12 novembre – GENOVA – Verdi Teatro
13 novembre – GENOVA – Verdi Teatro
14 novembre – GENOVA – Verdi Teatro
16 novembre – FIRENZE – Teatro Puccini
17 novembre – FIRENZE – Teatro Puccini
18 novembre – FIRENZE – Teatro Puccini
19 novembre – ASCOLI PICENO – Teatro Ventidio Basso
20 novembre – ASCOLI PICENO – Teatro Ventidio Basso
21 novembre – ASCOLI PICENO – Teatro Ventidio Basso
23 novembre – BARI – Teatro Piccinni
24 novembre – BARI – Teatro Piccinni
25 novembre – BARI – Teatro Piccinni
2 dicembre – TORINO – Teatro Colosseo
3 dicembre – TORINO – Teatro Colosseo
4 dicembre – TORINO – Teatro Colosseo
5 dicembre – TRENTO – Teatro Sociale
6 dicembre – TRENTO – Teatro Sociale
7 dicembre – TRENTO – Teatro Sociale
21 dicembre – CAGLIARI – Teatro Massimo
22 dicembre – CAGLIARI – Teatro Massimo
23 dicembre – CAGLIARI – Teatro Massimo
26 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
27 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
28 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
29 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
30 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
Scritto da: Giuseppe Noto



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